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            <text>&lt;[I]r-[II]r&gt; &lt;epistle&gt; Al Serenissimo Gran Duca di Toscana il Gran Duca / Francesco Medici. &lt;inc&gt; Serenissimo Gran Duca mio signore la dottrina de' primi tre libri della Meteora fu scritta da me in questa nostra lingua fiorentina e per mia buona ventura non dispiacque a Vostra Altezza Serenissima forse perché ella vi riconobbe drento i tanti maravigliosi effetti meteorologici. Gli altri appresso diedero segno ch'ella fosse approvata da loro, forse per haverne io scritto con facilità, con brevità e con ordine. Hora dovendosi ella di nuovo stampare, molti non meno riguardevoli per chiarezza di sangue, che per eccellenza di virtù, m'hanno con grande instanzia pregato che io medesimamente ci aggiunga il quarto libro, a fin che nulla manchi alla perfettione di sì alta dottrina: il che io mi sono ingegnato di fare con quella diligenza che per me si è potuto maggiore ancor che in tempo nel quale io mi son &lt;[I]v&gt; trovato ne' maggiori travagli di tutta la mia età, come sa bene V.A.S. alla quale con ogni atto di reverenzia io dedico similmente questa parte: sperando che ella sia per accettarla con animo grato, e che ella si sia per degnare di leggere non meno questa che quella: perciò che se l'altra da lei fu reputata degna d'esser letta per trattar di sì diverse cose che con meraviglia de' riguardanti veggiamo sopra noi generarsi, questa si debbe apprezzare per la molta utilità che se ne trae: rendendo ella ragione di tante cose appartenenti all'arti, delle quali tutto il giorno ci serviamo, e che sono molto giovevoli e commode al corpo, strumento dell'anima con tutte le sue virtù, eccetto che di quella potenzia che è divina, e che senza servirsi di parte alcuna corporale è cagione che noi con l'intelletto &lt;[II]r&gt; discorriamo per tutto l'universo, alzandoci fino a Dio, con la ragione regoliamo gli affetti, e con la medesima, informata dell'arti, sovvenghiamo a questa nostra parte materiale e corruttibile. Ma per non impedire col mio discorrer più avanti i suoi più alti pensieri, humilmente m'inchino a V.A.S. La quale come mio signore e benefattore io amo e reverisco dopo a Dio sopr'ogn'altro, e come in suo servigio ho impiegato la mente per insegnare altrui gli alti concetti filosofici nel suo felicissimo studio ventiquattro anni continovi, così l'impiegherò con ogni diligenza e fedeltà mentre che io vivo. Piaccia alla divina maestà di conservarle perfetta sanità nel corpo, nell'appetito volontà regolata e nella mente pensier divini e celesti, degni del grado nel quale V.A.S. per divina providentia è meritamente collocata. / D.V.A. Ser.ma / Humiliss.° e fed.mo servo / Francesco Verino

&lt;1r&gt; Discorso / di m. francesco de vieri cognominato / il secondo verino: di qvello / che appartiene al qvar= / to della mete= / ora / al serenissimo gran dvca / di toscana il gran / dvca francesco medici. // il proemio. // &lt;introduction&gt; &lt;inc&gt; E si è ragionato da me di sopra di tutti quelli effetti maravigliosi e meteorologici che dependono o dall'esalatione secca, o dall'humida: i quali sono certe sostanze imperfette, perché non hanno nella composi&lt;1v&gt;tione loro tutti e quattro gli elementi né tutte e quattro le prime qualità che in detti elementi principalmente si ritrovano. &lt;5r&gt; &lt;expl&gt; non che io possa ancora come alcuni rari ingegni fanno, con l'eleganza delle parole piacere al sentimento dello udire, il quale, forse troppo compiacendovisi, ne distrae dalla verità, la quale ad ogni cosa si dee preporre, come nel mio libro ove di quella molte e molte cose a pubblica utilità degli amatori suoi considerando, ho dimostrato. 

&lt;5v&gt; &lt;text&gt; Del caldo, del freddo, dell'humido e del secco. Cap. I. &lt;inc&gt; Volendo la divina bontà comunicarsi a ogni maniera di creature, fu di bisogno non solamente creare le invisibili et eterne, come sono l'intelligenze, le quali da' Theologi son chiamate Angioli, ma ancora le visibili e generabili e corruttibili, come sono i cieli et i quattro elementi. &lt;57v&gt; &lt;expl&gt; Al secondo capo è da dire che le foglie nell'altre piante che non fanno frutto son per ornamento, per cibo delle bestie, et ancora aiutano a parare il troppo caldo alle biade, e grani e talhora alle viti, et alle frutte. 


The text is divided into four chapters:
2. Delli effetti delle prime qualità alteratrici come sono la generazione e la corrozzione e la putrefattione (19r-32v)
3. Delli effetti propri della caldezza e della freddezza e prima della cozzione, o covitiva, e della crudità, mal cotto. Cap. terzo (32v-44r)
4. Delle spezie delle cozzioni e delli opposti e cattive cozzioni. Cap. quarto (44r-57v)</text>
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