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Politics</text>
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            <text>1. epistle to cardinal Scipione Borghese, f. 2r-v</text>
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            <text>&lt;2r-v&gt; All'Ill.mo et Rev.mo S.re / Il S.or Cardinal / Borghese. &lt;inc&gt; Grande ufficio et prossimo a Dio, tengono quelli, che sono chiamati al governo de' Popoli, et de gli Stati. Onde gli avvisa quel Santo Re: Erudimini qui iudicatis terram. Conciosiache la Virtù sola può far l'huomo felice, e i Principi di Virtù fanno felice il Mondo. Quello che ha insegnato Aristotele in questi libri della Morale et Politica Filosofia, ne' quali formato l'huomo al reggimento interior di se stesso, lo dispone al governo della Republica, et all'imperio de gli altri. Di che havend'io raccolto in queste poche carte i precetti, l'ordine, e 'l senso dell'Autore, ne fo dono a V.S. </text>
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            <text> Ill.ma perché in questi fonti della Virtù et prudenza Civile riconosca se stessa, et rimiri l'opre sue. Né devrà esser biasmato il mio giudicio, se non havendo che donar del mio, ho scelto dal più perfetto di tutti gli Scrittori la materia più utile et più degna, et quella rappresentata, se non m'inganno, con chiarezza et brevità, che potrà appresso V.S. Ill.ma d'haver grata l'offerta et la divotion mia, et non isdegni che si porti il suo nome alla posterità et alla fama de' secoli avvenire con l'opra de gli Scrittori più durabilmente che con bronzi o con marmi. Et benché aspiri con l'attioni sue religiose alla vera gloria del cielo, non disprezzi però questa terrena per l'essempio visibile che porta a quelli, che vengono doppo noi, d'imitar l'opre de' Principi lodati. / Di V.S. Ill.ma et Rev.ma / Humil.mo servo / Panfilo Persico. 

&lt;4r-6v&gt; Della Filosofia / morale d'ari / stotele. Lib. P.°. / Cap. I. &lt;inc&gt; Tutte le cose humane hanno il suo fine; il quale in alcune è l'attione stessa, come dell'Organista sonar l'organo, in altre è l'opera, come del Ferraio il coltello. L'arti principali hanno fini più nobili di quelle, che a lor sono subordinate, essendo più nobil cosa il governar la nave, che il fabricarla. Ma la nobiltà del fine non importa, che consista più nell'una che nell'altra, accadendo spesso che il fine dell'opra sia più degno di quel dell'attione, et così all'opposito. &lt;expl&gt; 13. Ma perché s'è posta le felicità nell'attioni virtuose, bisogna ragionar hora della virtù. Et perché si tratta della virtù dell'animo, è necessaria la cognitione dell'animo, fin a quel segno però che fa a proposito. Però ci basterà intender che due sono le parti dell'anima, l'intelletto che si governa con la ragione, et l'appetito che non è, se non vuole, alla ragione sottoposto. Le virtù dell'intelletto sono la sapienza, la prudenza, et altre. Quelle della volontà sono la temperanza, la liberalità, et simili, che si chiamano morali, et di queste habbiamo a trattare.

&lt;7r-9r&gt; Lib. II. / Cap. I. &lt;inc&gt; Le virtù intellettuali s'acquistano con la dottrina, le morali con l'uso, et naturalmente l'huomo non ha né quelle, né queste; ma non però s'ha da creder, che le virtù siano contra natura. Ma se l'attioni buone fanno la virtù, et le cattive la guastano, necessario è dire che l'educatione et quello a che l'huomo s'avezza da fanciullo, sia di gran momento per tutta la vita. &lt;expl&gt; 9. Il modo d'acquistar la virtù è primieramente guardarci dal vitio che le è più contrario, poi accommodarci al contrario di quel vitio, al qual ci sentimo [sic] più inclinati dalla natura, et finalmente fuggir da i piaceri, come da gli scoglio et procu-</text>
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            <text> rar almeno di non esser molto discosti dalla mediocrità.

&lt;9r-13v&gt; III
&lt;13v-17v&gt; IV
&lt;17v-22r&gt; V
&lt;22r-25r&gt; VI
&lt;25r-30r&gt; VII
&lt;30r-37v&gt; VIII
&lt;37v-41r&gt; IX

&lt;41v-45v&gt; Lib. Vlt.° Del Piacere. &lt;inc&gt; Segue che si ragioni del piacere, poi ch'è cosa tanto naturale all'huomo, che col piacer et col dolore si regola la vita et s'istituisce la tenera età a rallegrarsi delle cose ben fatte, et dolersi delle contrarie, et ogniuno fugge il dolore et segue quel che piace. Altri hanno detto che 'l piacer fosse il sommo bene, altri che fosse male; et questi hanno forse havuto fine, vedendo a ciò tutti gli huomini inclinati, di ritirarli con questo estremo al mezo et alla perfettione. Ma i precetti devono esser conformi alla verità. &lt;expl&gt; Et qual sia di maggior momento nella vita politica o l'uso o la cognitione, certa cosa è che se ben camina con questi due piedi, nondimeno senza la cognitione molti con la pratica sola et con l'osservatione sono riusciti gran politici. Però seguiremo a trattare della forme, et istitutione delle Città delle cause della rovina, et conservation loro, et finalmente del perfetto stato della Republica.

&lt;46&gt; &lt;blank&gt;

&lt;47r-53v&gt; Della Politica / d'Aristotele. / Lib. P.°. / Cap. I. &lt;inc&gt; Poiché tutte l'adunanze de gli huomini si fanno per qualche fine, necessario è che la Città, la qual è la più perfetta di tutte, sia fatta per eccellentissimo fine. Né si può dire che il medesmo sia il governo della Città et della famiglia privata, poiché il contrario si tocca con mano considerando i principii delle cose, et la differenza loro. Imperoché primieramente si congiungono l'huomo et la donna per causa della generatione, com'è naturale a tutti gli animali. Dapoi per la conservatione delle cose la Natura ha fatto, che uno habbia l'intelletto per commandare, et sia padrone, l'altro non habbia, che le forze per esseguire, et </text>
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            <text> sia servo, onde all'uno et all'altro mette conto lo star insieme per supplir al commune bisogno. &lt;expl&gt; Et tanto basti haver detto de' servi. Del marito, della moglie, del padre, de i figli, delle virtù di ciascuno, et dell'ufficio loro si tratterà poi come di parti della Republica, essendo necessario, accioché sia buona la Città, che siano buone le donne, et i fanciulli, poiché le donne sono la mità [sic] delle città, delle quali nascono i figli, che hanno da esser i cittadini.

&lt;53v-66r&gt; Lib. II. / Cap. I. &lt;inc&gt; Essendo il proposito nostro trattar de i governi civili, qual sia il migliore, conviene considerare così quelle Republiche, che son hoggi ben governate, come quelle ancora, che da gli huomini dotti sono state formate, o descritte, accioche al paragone si possano conoscere i mancamenti, et le perfettioni di ciascuna. &lt;expl&gt; Platone fu autore della communanza delle mogli, de i figli, et de i beni, de i convitti delle donne, che il capo del convitto non dovesse bere, et che i soldati si essercitassero in esser ambi destri. Dracone non ha altro di notabile, che il rigore. Pittaco fè la legge, che gli ubbriachi che offendano alcuno, sian condennati il doppio de gli altri. Androdamo da Reggio non ha cosa di singolare.

&lt;66v-71r&gt; III
&lt;71r-78v&gt; IV
&lt;78v-91r&gt; V
&lt;91r-96r&gt; VI
&lt;96r-105r&gt; VII

&lt;105r-109r&gt; Lib. VIII. Cap. I. &lt;inc&gt; La disciplina et educatione de' giovani per tutto, dove si trascura, riesce al publico di gran danno; perché ogni forma di Republica ricerca i suoi proprii istituti, e costumi, co' quali si conserva e i buoni costumi, et istituti fanno buona la Republica. Et come in tutte l'arti, così nell'attioni et essercitii della virtù ha da proceder la teorica alla prattica. Et come tutte le città hanno un fine medesmo, così la medesma ha da esser la disciplina di tutte, et la cura di ciò ha da esser publica, non privata, come hora s'usa, che ogni uno alleva i figli a suo modo </text>
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            <text> et gli applica a quel che gli pare. &lt;expl&gt; Et conforme alla complessione, o qualità de gli auditori deve il Musico usar le diversità del canto. Dispone veramente a la virtù fra tutte l'altre harmonie la Dorica, né fu buona l'opinion di Platone in aggiungervi la Frigia, ch'è troppo concitativa, et move gli affetti troppo gagliardamente. Ma s'ha d'haver riguardo in tutta questa materia a quel, che sia possibile, et conveniente all'età, al tempo, et alla conditione delle persone, che perciò non sentì ben Platone in levar a i vecchi le musiche rimesse, che convengono a quella età. </text>
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