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            <text>&lt;1r&gt; Ethica di gabriele ce= / sano pisano secon= / do la dottrina di / Aristotile / Libro Primo. / Della felicità e diversità de fin. Cap.°I. &lt;inc&gt; La felicità è l'ultimo fine de l'humane operationi. Questa felicità è altrimenti chiamata da gli antichi scrittori sommo bene, et perfetto bene, perché tutte l'altre attioni humane, et tutti gli altri fini sono imperfetti, et però non si contentano di se stessi et si riducono et riferiscono a questo perfetto et ultimo fine chiamato feli</text>
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            <text>cità, la quale è desiderata per se stessa, et si contenta di se stessa, né si dee, né si può ragionevolmente più desiderare, et questo si dimostrerà di sotto discorrendo d'una consideratione in un'altra, come ancora Aristotile nel principio dell'Etica. Diciamo adunque seguendo la sua autorità, che ogn'arte, ogni dottrina, ogni atto et ogni proposito humano è ordinato a qualche fine, et così tanti sono i fini quante sono le persone, le dottrine, gli atti et i propositi humani. &lt;33v&gt; &lt;expl&gt; gli huomini ragionevoli sono di due specie: l'uno di quelli che hanno la ragione in loro proprii, l'altra è di quelli che sono obedienti alla ragione d'altri, de gli huomini in tutto perversi, i quali non lasciano giamai guidare dalla ragione, non si fa mentione alcuna, perché questi tali o si fanno morire, o si tengono in catena, et questi ragionamenti mi par che bastino per il primo libro, nel seguente verremo alla divisione et dichiaratione delle virtù.

&lt;34r&gt; Libro secondo. / Della divisione delle virtù et che le virtù morali s'acquistano con la consuetudine dell'operare. Cap. p.° &lt;inc&gt; Nel primo libro io penso haver assai dimostrato che la felicità è l'ultimo fine dell'humane operationi, et ch'ella non è altro che operatione dell'animo secondo la perfetta virtù, et perché si ha a ragionare delle virtù dell'animo habbiamo ancora distinto le parti sue quanto ci è parso convenire alla materia presente. In questo secondo libro seguendo i nostri ragio</text>
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            <text>namenti morali verremo alla divisione et dichiaratione delle virtù, continuando sempre secondo la dottrina d'Aristotile. &lt;90v&gt; &lt;expl&gt; Ma occorrendo che un huomo sia accecato per bever troppo vino, o per qualch'altra incontinenza, in questo caso merita sempre riprensione et vituperio, sì come adunque si riprendono i vitii del corpo ne i quali l'huomo incorre per sua colpa parimente si devono riprendere i vitii dell'animo i quali sono sempre voluntarii et in nostra potestà, com'è detto. 

&lt;91r&gt; Libro terzo. / Della fortezza Cap.° I. &lt;inc&gt; Nel secondo libro noi habbiamo generalmente trattato delle virtù morali, che tutte sono mediocrità et habiti et di più operative di quelli proprii atti, da quali elle sono da principio generate et che operano per loro stesse et non ad alcun altro fine; si è ancora dimostrato ch'elle sono voluntarie et in nostra potestà et procedeno in quel proprio modo che ordina la dritta ragione che è la prudenza, ma inanzi che noi procediamo più oltre è da considerare una differenza che è tra gli atti et gli habiti circa l'esser </text>
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            <text> loro voluntarii perché gli atti sono sempre voluntarii dal principio al fine. &lt;189v-190r&gt; &lt;expl&gt; essendo le virtù sempre et semplicemente buone si chiarisce che la vergogna non è virtù, et benché il non vergognarsi mai d'haver operato bruttamente il che in latino si chiama impudenzia sia cosa ria, non per questo segue a contrario senco che il ver= / gognarsi havendo operato tristemente sia cosa buona, così ancora la continenza non è virtù, ma è mista , come si vedrà al suo luogo, hora segue che noi trattiamo della giustitia. 

&lt;190r&gt; Libro quarto. / Della giustitia et ingiustitia. Cap.° I. &lt;inc&gt; Havendo noi in questo quarto libro a ragionare della Giustitia et Ingiustitia </text>
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            <text> bisogna prima considerare circa quali attioni questi due habiti siano et dipoi essaminare che mediocrità sia la giustitia et parimente di quali estremi siamo mezzo quello che si fa giustamente, il che noi chiamiamo la cosa giusta et il giusto, et tutta questa consideratione sarà secondo l'ordine et il modo che si è servato fin qui. &lt;229v&gt; &lt;expl&gt; come ancora secondo Dio et la natura è una sola republica ottima et perfetta, et secondo i decreti humani sono infinite republiche. Il Giusto legitimo adunque ha quella relatione al giusto naturale che ha il particolare all'universale, perché i giusti legitimi come ordinati dalli huomini sono molti; et il giusto naturale è un solo. Et per quanto è detto fin qui, penso che sia a bastanza dichiarato il giusto legitimo et il giusto naturale.</text>
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              <text>Paper; ff. 1 [blank], 240 (modern numeration; ff. 230-240 blank), 4 (blank). Title on spine: 'Cesano / Etica di / Aristot.'; mm. 154_214; beautiful copy by a calligraphic hand of late 16th c. </text>
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