Etica secondo la dottrina di Aristotile

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Work ref: 134
Manuscript ID: 80
Type: Prose

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ESTE Ippolito II

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Related to Aristotle's

Nicomachean Ethics

Branch of Philosophy

Moral Philosophy
—Ethics

Foliation

ff. 2r-212v

Seen

Yes



Physical Description

Paper; ff. 212 not numbered; mm. 147_210; f. [1]r: Ranuzzi family's coat of arms; f. [2]r: framed title-page. Binding in vellum, maybe original. Title on spine: 'Etica / del / Cesano'. Old shelfmark: 274. Late 16th or early 17th c. copy; watermark cf. Briquet 12209 (a. 1579) and 12211-2 (a. 1593-99, 1599).

Internal Description

<[2]r> ETHICA / di / GABRIEL CESANO / Pisano secondo la Dottri.ª / d'Aristotile / All' / Illustriss. e Reu.mo D. Ippolito / da Este II° Cardinale di / Ferrara.

<[3]-[4]> <blank>

<[5]r> Ethica di Gabriel Cesano Pisano secondo / la dottrina d'Aristotile, All'Ill.mo / et R.mo Don Hipp.to da Este / ii° Card.le di Ferrara. // Della felicità et diversità de fini. Cap.° p.° // <inc> La felicità è l'ultimo fine de l'humane operationi. Questa felicità è altrimenti chiamata da gli antichi scrittori sommo bene, et perfetto bene, perché tutte l'altre attioni humane, et tutti gli altri fini sono imperfetti, et però non si contentano di se stessi et si riducono et riferiscono a questo perfetto et ultimo fine chiamato felicità, la quale è desiderata per se stessa, et si contenta di se stessa, né si dee, né si può ragionevolmente più <[5]v> desiderare, et questo si dimostrerà di sotto discorrendo d'una consideratione in un'altra, come ancora Aristotile nel principio dell'Etica. Diciamo adunque seguendo la sua autorità, che ogni arte, ogni dottrina, ogni atto et ogni proposito humano è ordinato a qualche fine, et così tanti sono i fini quante sono le persone, le dottrine, gli atti et i propositi humani. <[43]r> <expl> gli huomini ragionevoli sono di due spetie l'uno di quelli che hanno la ragione in loro proprii, l'altra è di quelli che sono ubbidienti alla ragion d'altri, de gli huomini in tutto perversi, i quali non lasciano giamai guidare dalla ragione, non si fa mentione alcuna, perché questi tali o si fanno morire, o si tengono in catena, et questi ragionamenti mi par che bastino per il primo libro, nel seguente verremo alla divisione et dichiaratione delle virtù.

<[44]r> Libro Secondo. <[45]r> Libro secondo. / Della division delle virtù et che le virtù morali s'acquistano con la consuetudine dell'operare. Cap. p.° / <inc> Nel primo libro io penso haver assai dimostrato che la felicità è l'ultimo fine dell'humane operationi, et ch'ella non è altro che operatione dell'animo secondo la perfetta virtù, et perché si ha a ragionare delle virtù dell'animo habbiamo ancora distinto le parti sue quanto ci è parso convenire alla materia presente. In questo secondo libro seguendo i nostri ragionamenti morali verremo alla divisione et dichiaratione delle virtù, continuando sempre secondo la dottrina d'Aristotile. <[102]r> <expl> Ma occorrendo che un huomo sia accecato per bever troppo vino, o per qualch'altra incontinentia, in questo caso merita sempre riprensione et vittuperio, sì come adunque se riprendono i vitii del corpo ne quali l'huomo incorre per sua colpa parimente si debbono riprehendere i vitii dell'animo i quali sono sempre voluntarii et in nostra potestà, com'è ditto.

<[103]r> Libro Terzo. <[104]r> Libro terzo dela forteza. ca. i. <inc> Nel secondo libro noi habiamo generalmente trattato dele virtù morali, che tutte sono mediocrità et habiti et di più operative di quelli proprii atti da quali elle sono da principio generate et che operano per loro stesse et non ad alcun altro fine. Si è anchora dimostrato ch'elle sono voluntarie et in nostra potestà et procedeno in quel proprio modo che ordina la dritta ragione che è la prudentia, ma innanzi che noi procediamo più oltre è da considerare una differentia che è tra gli atti et gli habiti circa l'essere loro voluntarii perché gli atti sono sempre voluntarii dal principio al fine. <[183]r> <expl> Et essendo le virtù sempre et semplicemente buone si chiarisce che la vergogna non è virtù. Et benché il non vergognarsi mai di haver operato bruttamente il che in latino si chiama impudentia sia cosa ria, non per questo segue a contrario senso che il vergognarsi havendo operato tristemente sia cosa buona, così ancora la continentia non è virtù, ma è mista <[183]v> come si vedrà al suo luogo, hora segue che noi trattiamo della giustitia.

<[184]r> Della giustizia et ingiustizia cap.° p.° del libro quarto. // <inc> Havendo in questo quarto libro a ragionare della giustitia et ingiustitia bisogna prima considerare circa quali attioni questi doi habiti siano et di poi essaminare che mediocrità sia la giustitia et parimente di quali estremi sia mezzo quello che si fa giustamente, il che noi chiamiamo la cosa giusta et il giusto, et tutta questa consideratione sarà secondo l'ordine et il modo che si è servato fin qui. <[212]v> <expl> come ancora secondo Dio et la natura è una sola Republica ottima et perfetta, et secondo i decreti humani sono infinite repubbliche. Il Giusto legitimo adunque ha quella relatione al giusto naturale che ha il particolare all'universale, perché i giusti legitimi come ordinati dalli huomini sono molti; et il giusto naturale è un solo. Et per quanto è detto fin qui, penso che sia a bastanza dichiarato il giusto legitimo et il giusto naturale.

Bibliography

Iter V, 209b.

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Original Record Author
Eugenio Refini
Record Last Updated On
08/03/2013
Record Last Updated By
Eugenio Refini

Citation
Eugenio Refini, ‘Etica secondo la dottrina di Aristotile’, in Vernacular Aristotelianism in Renaissance Italy Database (VARIDB)
  <https://vari.warwick.ac.uk/items/show/4316> [accessed 20 August 2022]