Breve spositione di tutta l'opera di Lucretio

Title

Breve spositione di tutta l'opera di Lucretio

Description

4°. a4,††4,†††4,††††4, A-Z4, Aa-Kk4. ff. [16], pp. 261. Dedication letter italics, text roman. mm. 160×240.

Publisher

Date

1589

Contributor

Type

Prose
Verse

Identifier

Spatial Coverage

Audience

Edition ID

120

Genre

Copy seen

London, BL, 76.f.9

Title page

BREVE / SPOSITIONE / DI TVTTA L'OPERA / DI LVCRETIO. / Nella quale si disamina la dottrina di Epicuro, & / si mostra in che sia conforme col vero, / & con gl'insegnamenti d'Aristotile; / & in che differente. / Con alcuni Discorsi sopra l'Invocatione di detta Opera. / Fatta per Girolamo Frachetta nell'Accademia / de gli Incitati di Roma. / CON VNA TAVOLA COPIOSISSIMA / di tutte le materie, che nella presente opera si trattano. / All'Illustrissimo & Reuerendissimo Signor Cardinale / Scipione Gonzaga. / CON PRIVILEGGIO. / [mark] / IN VENETIA M D LXXXIX. / Appresso Pietro Paganini.

Colophon

<[Kk3]v> IN VENETIA. / [typographic line] / Appresso Pietro Paganini. M D LXXXVIII.

Paratextual elements

1. epistle to cardinal Scipione Gonzaga (Rovigo, January 1st 1588), ff. a2r-[a3]r;
2. preface to the readers, ff. [a3]v-[a4]r;
3. table of errors, f. [a4]v;
4. alphabetical index of subjects, ff.††r-[††††3]v.

Internal description

<a2r-[a3]r> ALL'ILLVSTRISSIMO / ET REVERENDISS.MO MONSIG.RE / IL CARDINALE SCIPIONE / GONZAGA, / Signore suo benignissimo. <inc> Le cagioni, Monsignore illustrissimo, onde sogliono gli huomini, che o per vaghezza di acquistar fama, o per far beneficio al mondo, o per che che sia altro, s'inducono a publicare le loro fatiche; moversi ad intitolarle anzi a questo Principe, che a quell'altro, sono molte, et diverse. Perciò che alcuno è stimulato dalla cupidità del guadagno; il che senza dubbio è proprio d'huomini vili et d'animo basso, alcun altro presumme di dovere recar gloria a colui, a cui le intitola; il che è altresì biasimevole; conciosia cosa che mostri chi così fa, di portare opinion di se stesso più grande, che non conviene; altri studia per cotal mezo di procacciarsi gratia et favore; il che né commendo, né biasimo. Altri
procura di render gratie di ricevuti servigi et altri pensa di dovere apportare a se stesso nome. Le quali due ultime cagioni sono (per mio giudicio) le più lodevoli, et le più giuste, conciosia cosa che egli sia opera d'animo ingenuo il mostrarsi conoscente de ricevuti favori, et convenga alla modestia di chi che sia l'attendere gloria dalla grandezza de Prencipi, che si degnano di essere nominati protettori delle fatiche altrui. Queste due cagioni senza più sono state quelle, onde io mi son mosso ad indrizzare a V. Sig. Illustrissima la presente fatica sopra Lucretio. La quale se non dovesse esser cara al mondo per altro, si doverebbe per esser sola, o presso che sola intorno così grave scrittore. Il quale non doveva a partito niuno rimanere senza spositione; imperoché oltre l'essere oscuro et contenere molte cose buone, che sono state frantese, ne contiene anco molte di ree, le quali fa di mestiero, accioché altri non vi s'inganni, in iscambio togliendole, rifiutare. Et è uno ravvivatore della dottrina di già per poco dimenticata, del grande Epicuro, a cui sono apposte a torto molte bugie. Et di vero io non potea, volendo havere alle due predette cose riguardo, sciegliere altro Prencipe che V.S. Illustrissima a cui dedicassi la presente mia opera, quando io ho da lei ricevute maggiori gratie, che da niun altro, et più, che io non ho meritate; delle quali per renderle guiderdone, non che basti questo picciolo dono, ma non sarieno assai tutte l'opere, che con lunghissimo studio potrei a fine menare: et quando ella è di tanta gloria fornita, che non v'è forse chi la pareggi, et può farne par-
tefice [sic] altrui. Percioche chi non sa che ella è nata di famiglia fra le Italiche nobilissima, et di Padre, che di fortezza et valore ha avanzato ogn'altro dell'età sua; in guisa che può essere paragonato con qualunque heroe, è nelle Storie, et nelle memorie de gli huomini più famoso? a cui non sono palesi le doti che Dio, la Natura et l'Arte hanno accolte in V.S. Illustrissima che sono infinite in numero, et tutte chiarissime? in lei si ritrovano maestà d'aspetto regale, bontà isquisitissima, dottrina incomparabile, prudenza rarissima, giudicio inestimabile, eloquenza, affabilità, gentilezza, prontezza a beneficiare qualunque persona, etiandio non mai più da lei veduta, et mille altre, ch'io tacio, et ammiro. A V.S. Illustrissima adunque a ragione appresento questo, qual che egli si sia, parto del mio intelletto, et del nome suo glorioso orno adesso la fronte. Confidando et che ella sia per aggradirlo, come segno, avenga che picciolo, d'animo non ingrato de ricevuti favori, et per prenderne la protettione contro qualunque, o maligno, o invido, presummesse di biasimarlo. Il che giovandomi di sperare, che ella sia per fare, la prego dal sommo Dio sommi honori, et humilmente inchinandomele, la riverisco. In Rovigo, il dì I. di Genaro 1588. Di V.S. Illustrissima et Reverendiss. Humilissimo Servitore Girolamo Frachetta.

<[a3]v-[a4]r> A LETTORI. <inc> La commodità prestataci dal grande Cardinale d'Este, di pregiata memoria, mentre noi siamo vivuti ne suoi servigi, il che è stato per ispatio di anni quattro fino allo stremo della sua vita, ci invitò già ad essercitarci in varie maniere intorno a studi di lettere. La qual cosa con molti altri prendemmo a fare, spetialmente instituimmo certa Academia, ove di molti nobili ingegni del continuo concorrevano. Et vi fu chi prese a leggere Museo, chi Dante, chi il Petrarca, et chi altro scrittore di grido. et ciascuno in volgare favella, come pare che si costumi hoggidì di fare in tutti e ridotti, dove dove si tengono ragionamenti di belle et polite lettere. Dalla quale usanza non volendo né anco noi dipartirci, sì come quegli, che pensammo di volerci valere bene spesso della autorità di scrittori volgari, havendo tolto per impresa di legger Lucretio, ci demmo a far ciò pure in lingua volgare. Di che non pensiamo di esserne per dovere riportare biasimo, quando non ci sono mancati di quegli, li quali tuttavia sono lodati et tenuti per di soprano giudicio, che hanno commentato in questa favella etiandio Greci scrittori, et in ispetiale Aristotile, che scrisse di philosophia, come ha fatto altresì Lucretio. Ma ci seranno forse di quegli, che ci vorranno biasimare, per haver noi publicata questa opera, non compita; conciosia cosa che ella non contenga, che la spositione di una menoma parte delle parole lucretiane. A quali ci giova di rispondere, che essi si dovrebbono raccordare, de gli altri haver così fatto d'altri Autori, che hanno preso a commentare, li quali non per tanto sono letti, et riletti volontieri, et sanza esser biasimati punto: di cui noi potremmo allegare molti essempi, se facesse bisogno. Senza che noi non veggiamo la cagione, perché debba ricevere biasimo che prende a
commentare una parte d'uno scrittore; et massime la più malagevole; come habbiamo fatto noi. Oltre che la paraphrase, compresa nelle sei primiere lettioni, abbraccia tutta la contenenza de libri Lucretiani, per forma che a chiunque è di giudicio fornito, può servire per sufficiente commento: et non solo delle sentenze, ma etiandio delle parole. La qual paraphrase in alcuni luoghi habbiamo fatta più stretta, et in lacuni altri più larga, in alcuni più riguardante a gl'insegnamenti, et in certi altri più alle parole, secondo che ci è paruto essere convenevole. Nella qual cosa se noi saremo errati o no, sarà giudicio del prudente lettore. A cui se conosceremo che la presente fatica non paia del tutto inutile, non ci rimarremo di stendere a pro commune tutto il commento; con quella diligenza, che maggiore ci sarà possibile, et come speriamo, non ci venendo meno il favor divino, a grado de gli studiosi et de gl'intendenti.

<[a4]v> Correttione de gli errori più notabili, che sono / vorsi nella stampa, di questo Libro.

<††r-[††††3]v> TAVOLA DELLE COSE / PIV NOTABILI, CHE SI CONTENGONO / NELLA PRESENTE OPERA. / Sotto capi, con l'ordine dell'Alfabeto.

<pp. [1]-174 / Ar-[Y3]v> BREVE / SPOSITIONE / DI GIROLAMO / FRACHETTA, / SOPRA L'OPERA DI LVCRETIO, / Distesa in sei lettioni. / LETTIONE PRIMA. <inc> Ho deliberato di dichiarare l'opera di Lucretio a che m'hanno mosso alcune ragioni et specialmente il considerare che egli è assai convenevole l'impiegarsi intorno a un scrittor latino, in Roma, ove la latina lingua fiorì; et che a me è dicevolissimo, sì come a colui, che per lo più ha dato opera a studi di filosofia, il comentare un filosofo, quale è Lucretio. <expl> Il che detto, fa fine il libro. Il quale, come habbiamo per alcun luogo annotato, è, secondo il parer di Lucretio, compimento di tutta l'opera, nella quale s'è pienamente favellato delle cose naturali; in guisa che non si dee in modo alcuno stimare, o che Lucretio componesse più libri di tal materia, che questi sei; o che habbia diminutamente parlato.

<pp. 175-261 / [Y4]r-[Kk3]r> DISCORSI / DI GIROLAMO / FRACHETTA / INTORNO L'INVOCATIONE / DELL'OPERA DI LVCRETIO / Distesi in sette Lettioni. / LETTIONE SETTIMA. <inc> Messo fine alla paraphrase de libri lucretiani, nella quale habbiamo scoperti gli altrui errori intorno ad essi, possiamo hoggimai passare alla dichiaratione de versi, nella quale volendo noi diligentemente impiegarci, ci basterà nella presente lettione dichiarare i cinque primieri. <expl> Sopra i quai versi, et altri, che seguono, discorreremo nelle lettioni vegnenti. Fin qui habbiamo intorno all'invocatione assai ragionato.

Branch of philosophy

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08/03/2013

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Eugenio Refini

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Eugenio Refini, ‘Breve spositione di tutta l'opera di Lucretio’, in Vernacular Aristotelianism in Renaissance Italy Database (VARIDB)
  <https://vari.warwick.ac.uk/items/show/4568> [accessed 20 July 2024]