Tutte le lettioni

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Tutte le lettioni

Description

8°. A-Z8, Aa-Gg8, Hh4. p. 486, f. [1]. Dedications in Italics, text in Roman, poetical quotations in Italics.

Publisher

Date

1551

Contributor

Type

Prose

Identifier

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Audience

Edition ID

183

Genre

Copy seen

London, BL, 1472.aa.30

Title page

TVTTE / LE LETTIONI / DI GIOVAM / BATTISTA / GELLI, / Fatte da lui nella Accademia / Fiorentina. / [Medici's coat of arms] / IN FIRENZE. M. D. LI. / Con Priuilegio.

Paratextual elements

1. epistle by the author to Cosimo I Medici, duke of Florence (p. 3-6).

Notes

NB Cosimo is the dedication of the work as a whole, but each lesson has its own dedicatee. Cf. internal description for details.

Internal description

<3-6> ALL'ILLVSTRIS. ET / ECCELLENTISSIMO / S. IL S. COSIMO DE / MEDICI DVCA DI / FIRENZE. Signor suo Osservandissimo. <inc> Tutti gli huomini sono obligati naturalmente, Principe illustrissimo, a rendere a Dio gratie infinite, de l'haver dato loro non solamente così nobile essere, ma tutte quelle cose anchora, che sono et utili, et necessarie al felice et bene essere. [...] solamente dirò che havendo V. Eccellentia intra tanti altri buoni ordini suoi instituito la Acca
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demia Fiorentina, a beneficio et comodo di tutti quegli suoi cittadini che da qual si voglia cagione impediti, non possono andare nel suo famosissimo Studio di Pisa, a darsi interamente agli studii delle buone arti: ella mi è stata cagione di farmi exercitar più volte, in su la catteda di quella; essendomi io dilettato di tali studii, forse molto più, che non si sarebbe convenuto a la mia fortuna. <expl> havendo ardir di presentar sì piccola cosa a sì gran grandezza, sicura che se io havessi da offerirle cosa o più cara, o più honorata, che io lo farei volentieri: conoscendomele obligatissimo, et baciandole humilmente le mani, devoto quanto più posso, a lei mi raccomando. Di V. Illustriss. et Eccel. S. Humilissimo servitore Giovan Battista Gelli.

<7-8> AL MOLTO HONO- / RANDO ANTONMA- / RIA LANDI AMICO / SVO CHARISSIMO. / Giovan Battista Gelli Accademico / Fiorentino. <inc> Havendo il Doni, Antonmaria mio charissimo, quando egli mi tolse que primi Capricci, che egli stampò senza ch'io lo sapesse, toltomi anchora insieme con quegli una boza della mia prima lettione, che io feci nella nostra Accademia [...] il trattarsi in quella come l'anima nostra, per la maravigliosa uniona che ella ha (mentre che ella sta seco) con questo nostro corpo, composto d'una materia, la quale è governata et sottoposta a i cieli, pare che operi il più delle volte, secondo la dispositione di quello [...] <expl> Accetatela adunque con quello animo che io ve la dono, tenendola per memoria, che il Gello da primi et suoi et vostri anni che egli vi conobbe, vi ha sempre per le buone qualità vostre, tenuto nel numero de più stretti et cari amici che egli habbia. Et vivete felicemente et a lui et a gli altri.

<9-46> LETTIONE PRIMA / DI GIOVAMBAT / TISTA GELLI, / Sopra vn luogo di Dante nel XXVI / Cap. del Paradiso. <inc> Io non credo Magnifico signore Consolo, prudentissimi consiglieri, et voi altri virtuosissimi accademici, che con voi i quali sapete i nostri ordini, et come più per imparare esercitandomi, che per insegnare ad altri, io sia salito hoggi in questo luogo, sia di bisogno che io ne faccia scusa alcuna. <expl> Et questo basti per dichiaratione di questo testo, se altra volta ne sia data occasione, noi c'ingegneremo di sodisfarvi maggiormente per la grata audienza, che voi ne havete prestata: della quale sommamente vi ringratiamo. Il fine. [references to several sources: among them Aristotle's Metheorology, Metaphysics and On the Soul]

<47-48> AL MOLTO ILLVSTRE / S. IL S. DON GIO: VIN / CENTIO BEL PRA / TO CONTE D'AN / VERSA. / Suo Osservandissimo. <inc> Solevami, in quei principii che io cominciai a considerare alquanto le cose naturali, molto illustre Don Gio. Vin., parere non solamente grande, ma oltre a modo maravigliosa, la virtù della calamita <expl> servasi di me qualunche volta l'occorre, in quel modo che ella fa che non solamente l'amono, ma che desiderono sommamente di honorarla. Di Fiorenza di Marzo 1550. Il tutto della S.V. Giovambattista Gelli.

<49-95> LETTIONE SE- / CONDA DI GIOVAM / BATTISTA GELLI. / Sopra vn Sonetto di M. Francesco / Petrarcha. [Io son dell'aspettar homai sì vinto] <inc> La esperienza maestra di tutte l'arti, nobilissimi uditori, tutto 'l giorno manifestamente dimostra che a chiunche vuol vivere insieme con gl'altri huomini è bene spesso necessario fare della voglia sua quella d'altrui, sì come hoggi è a me advenuto <expl> Et così ultimamente pon fine al sonetto, degno certamente d'esser scritto con lettere d'oro nella mente di ciascheduno: imperoche da nessun'altra cagione nascono i nostri errori che dal troppo lasciarsi vincere dalle passioni sensitive. [references to several sources: among them Aristotle's works such as On the Soul and Metaphysics as well as many philosophers of the Aristotelian tradition, especially the Greek and Arab commentators]

<96-97> GIOVAMBATTISTA / GELLI ACCA. / FIOREN. / AL MOLTO HONORANDO / Carlo Lenzoni Amiciss. / Suo. <inc> Considerando meco medesimo, Carlo mio honorando, come le vere et amichevoli esortationi vostre, non solamente mi persuasero a leggere publicamente nella honoratissima Accademia nostra, ma a essere anchora il primo, che in sì nobile esercitio, dopo i santissimi e dottissimi nostri vecchi <expl> Perché io come persona occupata in esercitio diversissimo da le lettere, non ho forse fatto poco, a conducermi pure dove io mi truovo, vivete felicemente et ricordatevi del vostro Gello, in Fiorenza il dì 3 di Febraro 1548.

<98-147> LA TERZA QVAR / TA ET QVINTA / LETTIONE DI GIO- / VAM BATTISTA / GELLI. Sopra vn luogo di Dante nel XVI canto del Purgatorio. <inc> Tutte le cose che si truovano in questo universo, così le inanimate, come quelle che hanno l'anima, desiderano naturalmente la loro perfettione: et oltre a questo, spinte da providenza di propria natura, con ogni loro studio (ciascheduna in quel modo che ella può) cercano sempre di quella. <expl> quando verremo a la espositione di quel verso. Di piciol bene in pria sente sapere: perché ora mai è da fare hoggi fine a questa lettione, e alla dichiaratione o espositione del primo terzetto.

<148-187> LETTIONE QVAR / TA SOPRA IL ME- / DESIMO LVOGO / DI DANTE. <inc> Comune sententia è de più diligenti investigatori de segreti della natura, consolo dignissimo et voi altri virtuosissimi uditori, che egli non si ritruovi in questo universo cosa alcuna, la quale non habbia qualche propria et particulare operatione. <expl> Et fin qui voglio che per oggi ne basti di havere ragionato sopra a questo terzetto del nostro Dante, per il che ringratiandovi della tanto grata udienza fo vostro fine.

<188-219> LETTIONE QVIN / TA SOPRA IL ME / DESIMO LVOGO / DI DANTE. <inc> Il divino Platone (che così per la sua grandissima sapienza lo chiamaron gli antichi filosofi) quello dico, magnifico signor consolo, et uditori nobilissimi, che in quella schiera andò più presso al segno, volendo mostrarci la cagione per la quale <expl> Et questo basti per la interpretatione di questo luogo, che tutto però fia detto come nostra opinione, et non perché io mi persuada, che altri non si truovi chi lo possa esporre anchora molto meglio di quello che ho fatto io. Il quale per non tediarvi più, fo qui fine a questa lettione.

<220-225> ALLA MOLTO ILLV- / STRE S. LA S. LIVIA / TORNIELLA CON- / TESSA BVON / ROMEA. / Giovam Battista Gelli Accademico / Fiorentino. <inc> Anchor che la fama delle antichissime famiglie de nobilissimi conti Tornielli et Buonromei, honoratissima contessa, da l'una delle quali dentro alla inclita città di Milano, traheste la vostra origine, et nell'altra vi siate tanto honoratamente accompagnata, mi fusse già è gran tempo pervenuta a l'orecchie. [...] conciosia cosa che la principal cagione per la quale V.S. (secondo che ella usa dire) è divenuta partigiana di Dante, sia la dottrina ch'ella truova ne l'opere di quello; et io mi sia ingegnato di dimostrare in questi miei scritti, che il Petrarcha anchora scrisse con non poca dottrina l'opere sue; io non parlo di quelle che egli scrisse nella lingua latina, conciosia che comunemente vi è conosciuta la dottrina da ogni huomo; ma anchora in queste che sono state fatte da lui nella nostra Fiorentina, et sua nativa propia. Imperoché lasciando da parte l'arte del ben dire, della quale a giudicio di ciaschuno fu egli certamente maestro eccell. chi sarà quello che considerando diligentemente molti
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de suoi sonetti et la maggior parte delle sue divinissime canzoni, insieme con il suo trionfo della Pudicitia, che non confessi che egli habbia havuto perfettissima cognitione delle scienze che appartengono a costumi? et alle virtù dell'animo, chiamate da i latini virtù Morali? Et chi sia quello anchora che nieghi, che e' sapessi molto bene la Politica? Et come fatti debbino essere i signori? Et in che modo si debbino reggiere gli Stati? et governare i popoli? se egli andrà considerando diligentemente quella sua canzone che incomincia Spirto gentil che quelle membra reggi. Et chi sarà tanto ardito che non affermi che e' fusse Filosopho naturale eccellentissimo? leggendo consideratamente il suo triomfo del Tempo, et molti altri de suoi sonetti, et particularmente questo? O chi non conoscerà chiaramente che egli hebbe perfettissima cognitione della natura de l'anima, leggendo quel che dice Quando giugne per gli occhi al cor profondo, o quest'altro Anima che diverse cose tante s'egli però gli intende. Della Teologia non voglio io parlare, perché oltra a l'essere stato sacerdote, il propio studio de quali debbe esser solamente quella
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e se ne vede pur molto ampia testimonanza nel suo trionfo della Divinità. La onde coloro, i quali senza havere altre lettere, che quelle di humanità sola, si persuadono di intenderlo perfettamente, si ingannono al mio giuditio di gran lunga. Imperò che egli advien loro non altrimenti che a quegli che, ritrovandosi per aventura in un bellissimo giardino, né conoscendo virtù o proprietà alcuna de l'herbe o de fiori che fussino in quello, ma solamente la bellezza, i colori et i nomi, dicessino d'haver perfetta et intera cognitione della natura loro. La qual cosa interviene a tutti quegli che nel leggere gli scrittori, vanno solamente dietro alla bellezza dello stile, o alla leggiadria delle parole, senza curarsi, o poco, de' sensi et de' concetti, che sono ascosi sotto il velame di quelle, et non tenendo tropo conto di coloro, che non hanno havuto per loro oggietto principale, il bello et ornato modo di dire, si sono in questa maniea tanto ingannati, che alcuni hanno disprezzato insino Aristotile stesso, quello dico di chi il grande Arabo scrisse, che fu più tosto divino che humano, et che la natura lo produsse, per dimostrare l'ultimo suo potere circa a le cose che
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può sapere l'intelletto nostro; et hanno usato di dire che non havendo egli usati proemii, né altri ornati modi di dire, nelle opere sue; non posson legger i libri di quello. Ma se e' considerassino più accuratamente et con più svegliato ingegno, passando più adentro che la scorza, la maggior parte del poema del Petrarca, senza fermarsi solamente nella bellezza delle parole, ne trarebbono, oltra 'l piacere, molto maggior frutto, che e' non hanno fatto per il passato, et sariano forzati a lodarlo, non manco di dottrina, che e' si habbin fatto di bellezza. Prenda adunque con lieta fronte la S.V. questo mio piccolissimo dono, il quale accettato da lei con quella affettione, et con quello animo che io glielo presento, farà chiara testimonianza de l'honore, et della reverenza, che io meritamente porto alle rarissime virtù di quella, non manco che e' sia per fare alla maggior parte de gli huomini (considerato diligentemente da quegli) menifestissima fode [sic], che il nostro non meno dotto che leggiadro M. Franc. Petrarca, merita non manco lode, appresso di coloro che perfettamente l'intendono, d'havere arricchita la nostra lingua di dottrina, che e' si faccia appresso il vulgo, di haverla ornata di bellezza.

<226-311> LA SESTA SETTIMA / ET OTTAVA LETTIO / NE DI GIOVAM BAT / tista Gelli sopra un So- / netto del Petrar- / cha. [O Tempo, o ciel volubil che fuggiendo] <inc> Scrive il lirico Horatio in quel libro che egli fa de l'alte [sic] Poetica, magnifico consolo, ingegnosissimi accademici, et voi altri uditori nobilissimi, che il poeta debbe ne i suoi poemi o dilettare, o giovare, o dire insieme cose piacevoli et cose utili a la vita humana <expl> et con prudentissimo consiglio

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08/03/2013

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Eugenio Refini

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Citation

Eugenio Refini, ‘Tutte le lettioni’, in Vernacular Aristotelianism in Renaissance Italy Database (VARIDB)
  <https://vari.warwick.ac.uk/items/show/4630> [accessed 21 June 2024]